E si lo sò t'agg trascurat un pò....Ma tu o sai...o sai comm'fa o core mio...
Sbatte in piett' pe iss' Enz'...
O saje eh??!! e allor che to dic a fa?? A te t' bast sapè che ogni tant teng nu pensier pe te...E io l'agg tenut...
Massimì io nun saccio chell' ca me fatt' sacc che tu starai semp int a n'angulill re pensier mije.. Te voglio bene Massimì chist' l'agg fatt pensann a te!!
Ricordo ancora il buio di un cinema di Napoli e una proiezione pomeridiana. Ci ero entrato per far passare due ore prima di un appuntamento e mi trovai di fronte a un film stranissimo e un attore che, pur parlando in dialetto (sia pure in una forma edulcorata) distruggeva un fotogramma dopo l’altro tutti gli sterreotipi del napoletano tutto pizza e mandolino. E tirava fuori dal suo cilindro un antieroe ridanciano e sofferente al tempo stesso, straordinariamente moderno. Da allora sono passati più di 25 anni.
Ricomincio da tre, il film-rivelazione di Massimo Troisi, fu girato, infatti, tra il 1980 e il 1981 e 13 ne sono passati dalla morte di uno degli attori più straordinari che che l’Italia abbia avuto. Di Troisi ormai crediamo di sapere tutto. Abbiamo visto e rivisto le sue gag degli esordi – quelle col gruppo della Smorfia - e molti dei suoi film sono passati e ripassati più volte in tv, fino all’ultimo, Il postino, che segnò il suo passaggio dalla vita alla morte. Anna Pavignano, una torinese che con l’attore di San Giorgio a Cremano ha messo in comune un tratto di vita, oltre alla sceneggiatura di quasi tutti i suoi film, ha lasciato passare tutto questo tempo, prima di trovare il coraggio di scrivere Da domani mi alzo tardi (edizioni e/o, 214 pagine, 16 euro).
E l’ha trovato fingendo che Troisi sia vivo e che si debba convincerlo a girare un ultimo film. L’attore è riottoso come sempre. La sua pigrizia è proverbiale, come la sua capacità di “non fare”. Eppure – come sarà accaduto tante altre volte – Anna trova il modo di incontrare i suoi pensieri, di smuoverlo dal profondo. Si riaccende, in qualche modo, anche il il loro amore di un tempo, che è stato specialissimo, perché lei a lungo è riuscita a sopportare il suo maniacale successo con le donne (le collezionava, perfino, in ordine alfabetico!).
Ma il racconto non è quello di una lunga – e dolorosa – seduta di autocoscienza. C’è dentro anche un pezzo della storia del nostro cinema e perfino come sono nate alcune battute che ancora citiamo a memoria. Insomma un libro bellissimo, che sarebbe anche un’ottima sceneggiatura per l’ultimo film, se solo si trovasse un attore come Massimo, capace di interpretarlo facendo ridere e piangere al tempo stesso.
Massimo...Tu mi fai sempre ridere..
Con il tuo modo di essere le tue battute, il tuo sorriso...
Ma non ti nascondo che in me a volte quando ti guardo
nasce un sorriso triste accompagnato da una lacrima...
Non so cosa teneva "dint'a capa", intelligente, generoso, scaltro, per lui non vale il detto che è del Papa, morto un Troisi non se ne fa un altro. Morto Troisi muore la segreta arte di quella dolce tarantella, ciò che Moravia disse del Poeta io lo ridico per un Pulcinella. La gioia di bagnarsi in quel diluvio di "jamm, o' saccio, ‘naggia, oilloc, azz!" era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz. "Non si capisce", urlavano sicuri, "questo Troisi se ne resti al Sud!" Adesso lo capiscono i canguri, gli Indiani e i miliardari di Holliwood! Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli, la gente, il suo destino, e non m'ha mai parlato della pizza, e non m'ha mai suonato il mandolino. O Massimino io ti tengo in serbo fra ciò che il mondo dona di più caro, ha fatto più miracoli il tuo verbo di quello dell'amato San Gennaro.
Tu stive 'nzieme a me je te guardavo comm'è succiesso, ammore ca è fernuto ma je nun m'arrenn' ce voglio pruva'. Je no, je no 'o ssaje comme fa 'o core Je no, je no quann s'è sbagliato..